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Il mio vero nome è Edoardo Pappalardo.
Sono nato e cresciuto a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli. Mi sono trasferito in provincia di Brescia con la famiglia ed ora sono felicemente sposato con Elisa.
Ho cominciato a scrivere poesie quando avevo 17 anni e, con qualche pausa, ho... (continua)
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Forse rivederti dirà basta
ai miei triboli fasulli
escogitati per scusare
losche trame intrise di lussuria
un peccato che per enormità
sembra l'abbia inventato io.
Ho ali che aria hanno tolto
e spazio: ora sono lì
dove tu... leggi...
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La luce del sole che da tempo é scomparso
infiamma ancora i lontani nembi
che col mar si fondono distruggendone il confine
a crear la piega che a guisa di coperta
il capo ci copre di stelle.
Creste d' onde si rincorrono,
a gara fanno per... leggi...
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Un tratto leggero
uniforme
sottile e sicuro
disegna la finestra
s'un mondo
ch'esplorare
vorrei tanto
impiegarci tutto 'l tempo
della vita che Dio regala
e nemmeno sarei sazio.
M'incanterei per ore
su quei cerchi
restando senza parole
di... leggi...
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I fili corvini
umidi cadono
infrangendosi sulle linee gioiose,
nell'aria odor d'oriente
e suoni di lamenti
a ritmo musicano una danza
che non ha tempi scritti,
solo desiderati.
Mani scivolano su onde
di un mare rosa
perdendosi in vorticosi... leggi...
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... E mi perdo
in quel bianco:
una luna felice
sotto due stelle
che al mattino
neanche il sole scaccia.
Sotto la torre d'aria
poserei le labbra
stanche del tremor
ch'el frenetico battito
ha provocato.
Con le mani tra le acque
t' accarezzo... leggi...
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Foto di gruppo con poesia Autori Vari
Un ritratto degli autori del sito attraverso le loro poesie
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Nicola Steva
Le sue 96 poesie
Il disperato richiamo della vita
è un sussurro nella banalità.
La reale condizione dei sistemi
è una piovra, un labirinto.
Cavie ignare noi
con l'ingenua certezza
che i nobili siano nobili
e che il potere sia
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 | Gelide mani
frenetiche
invadono l'intimo
e l'orco affannato
ride del suo fetore:
violenza su violenza.
Il miagolato no
echeggia poi nell'urlo disperato
tosto ammutolito da una mano
fradicia di fango.
Ha agito nelle tenebre,
nell'angolo
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| Il malessere del cocciuto
stenta a passare
L'errore s'attarda
e tempo ruba e vita.
Non si smuove
l'ometto nei suoi affanni,
sonnecchia
volta lo sguardo
per ignorar la sorte
e chiede grazia.
Tapino il bambino
storce il naso ai difetti
fa
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| Aride foglie
in cerca d'un soffio
che le sollevi
dal grigio giaciglio
che le riporti
al ramo natio.
Il sole le brucia
non c'è verde che brilla
cos'è questa smania,
bramosia di vita?
Cosa vuoi ancora dal sole,
cosa dall'aria o
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| Il volto sbiadito
come in un dipinto antico
il viso ridente
quasi quello d'un bambino
Questo è il ricordo
che serbo nel cuore
insieme all'emozione
che un tempo gioie scritte
ha prodotto in abbondanza
di giorno e di notte
quando
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 | Cos'è che suona?
Cos'è che s'ode?
Il nulla.
È lontano, molto lontano
ma ne avverto il frastuono.
Arriva
si contorce
grida
S'appiccica
ti guarda innamorato
mentre lo prendi a calci.
Mi tende la mano
per darmi il suo
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 | La matita consumata
comincia il suo tratto
graffia
gira
si ferma
Avanza
svolta
torna indietro
sulla stessa via
Prima arrabbiata
poi intenerita
finché il volto e
la cornice dei capelli tuoi
non ha rapito e
scolpito sulla carta
ormai
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| Della pace, della fertilità
i tuoi occhi ha dipinto
Colui il quale il respiro dona
disegnando sì armoniosi lineamenti
da farmi dubitare dello sbaglio
che a tante brutture ci ha condannato
Comprendo che il superbo intreccio,
divin
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 | Piove nel cuore
umido
l'abisso dell'indecisione
trabocca
e rimette tristezza
Il futuro fraintende il passato
esperienza fasulla
insegna errori
sempre i soliti
e ci casco
Perenne lotta
tra coscienze e scienze
non si fidano
gli
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| Attorno all'asta egiziana
tanti ignari.
Sotto un balcone addobbato
facce curiose.
Della morale
mai fosti il tempio,
piuttosto dei vizi
e degli abomini umani.
Avida cagna
avvinta dalle brame,
nel mondo inghiottita
della serpe la
leggi

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 | Forse rivederti dirà basta
ai miei triboli fasulli
escogitati per scusare
losche trame intrise di lussuria
un peccato che per enormità
sembra l'abbia inventato io.
Ho ali che aria hanno tolto
e spazio: ora sono lì
dove tu
leggi

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| Ti vedevo già accanto
con tutta la voglia
di aprire insieme quel mondo
dal quale a volte son rapito.
I tuoi continui sguardi,
come ti muovi e
come pronunci il mio nome
mi hanno indotto sogni
e illusioni di noi due insieme.
Il semplice
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 | Il capitolo è interrotto
ivi mettiamo un segno
una piega
che una volta chiuso il libro
saremo in grado di riaprirlo
proprio lì dove ci siamo fermati.
Il tempo di leggere
non è appropriato,
forse lo sarà domani...
Ora
leggi

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 | Com' è difficile separarsi:
per istinto escogitiamo
ingegni, motivi e scuse
per rinviar l'ultimo saluto...
(Le anime nostre si struggono
se l'aria che respiriamo
non è più la stessa;
che colpa abbiamo
se l'un
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| Questo desiderare senza volere
indispettisce.
Ti guardo, seguo la scia
ma la bellezza è opaca
perché senza spirito.
Tace, mi coinvolge;
parla, mi aliena.
Un perenne forse
e un'avventura proibita
che non ha ragione di
leggi

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